Il 4 Luglio – Giorno dell’Indipendenza negli Stati Uniti

Il 4 Luglio – Giorno dell’Indipendenza negli Stati Uniti

Il giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti (in inglese: Independence Day), noto anche come 4 luglio, è la festa nazionale degli Stati Uniti che commemora l’adozione della Dichiarazione d’indipendenza ( 4 luglio 1776) con la quale le Tredici colonie si distaccarono dal Regno di Gran Bretagna, governato all’epoca da Giorgio III.

Il secondo giorno di luglio 1776 sarà l’epoca più memorabile nella storia dell’America. Sono incline a credere che sarà celebrato dalle generazioni successive come il grande festival dell’anniversario. Dovrebbe essere commemorato come il giorno della liberazione, con atti solenni di devozione a Dio Onnipotente. Dovrebbe essere solennizzato con pompa e parata, con spettacoli, giochi, sport, armi da fuoco, campane, falò e luminarie, da un capo all’altro di questo continente, da questo momento in poi per sempre.

La separazione legale delle colonie americane dalla Gran Bretagna avvenne il 2 luglio 1776, quando il secondo congresso continentale votò per approvare una risoluzione d’indipendenza proposta da Richard Henry Lee. Dopo l’approvazione, il Congresso rivolse la sua attenzione verso la Dichiarazione di indipendenza, un documento che spiegasse questa decisione, che fu redatta dalla Commissione dei Cinque, ma il cui autore principale fu Thomas Jefferson (https://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Jefferson).

dichiarazione dindipendenza degli stati uniti 4 luglio

La traduzione del testo

“Quando, nel corso degli umani eventi, diviene necessario per un popolo spezzare i legami politici che lo hanno unito ad un altro, ed assumere, fra le potenze della terra, la posizione distinta e paritaria a cui le leggi della Natura e di Dio gli danno diritto, il giusto rispetto dovuto alle opinioni dell’umanità esige che esso dichiari le ragioni che lo costringono a separarsi.
Consideriamo verità evidenti per sé stesse che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono stati dotati dal loro Creatore di taluni diritti inalienabili; che, fra questi diritti, vi sono la vita, la libertà e il perseguimento del benessere. Che per garantire questi diritti, vengono istituiti fra gli uomini dei governi che derivano dal consenso dei governati il loro giusto potere. Che ogni qualvolta una forma di governo diviene antagonistica al conseguimento di questi scopi, il popolo ha diritto di modificarla e abolirla, e di creare un governo nuovo, ponendo a base di esso quei principi, e regolando i poteri di esso in quelle forme che offrono la maggiore probabilità di condurre alla sicurezza ed alla felicità del popolo medesimo. La prudenza consiglierà, in fatto, di non cambiare per motivi tenui o transitori governi stabiliti da tempo; l’esperienza dimostra, invero, che gli uomini sono più inclini a sopportare i mali, finché sono tollerabili, che a riprendere la giusta direzione, abolendo forme alle quali sono adusati. Ma quando una lunga serie di soprusi ed usurpazioni, volti invariabilmente ad un unico scopo, offrono prova evidente del disegno di un governo di assoggettare il popolo a condizioni di dispotismo assoluto, é diritto e dovere del popolo di abbattere quel governo e di creare nuove salvaguardie per la sua sicurezza futura.
Tale é stata la paziente sofferenza di queste Colonie; e tale é la necessità che le costringe a mutare il loro precedente sistema di governo.
La storia dell’attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetuti soprusi ed usurpazioni, diretti tutti all’unico scopo di instaurare il dispotismo assoluto sui nostri Stati.
A dimostrazione di ciò, esponiamo i fatti al mondo ignaro e imparziale…

EGLI ha rifiutato di dare il suo assenso alle leggi più opportune e necessarie al bene pubblico […].

EGLI ha ripetutamente disciolto Assemblee rappresentative che si erano riunite allo scopo di opporsi con virile fermezza alle sue violazioni del diritto del popolo […]. 

EGLI ha reso i Giudici dipendenti dal suo esclusivo arbitrio […]. 

EGLI ha mantenuto fra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dei nostri Corpi legislativi. 

EGLI ha ostentato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile e ad esso superiore. 

EGLI si è accordato con altri allo scopo di assoggettarci ad una giurisdizione estranea alla nostra costituzione e sconosciuta alle nostre leggi (si allude al parlamento inglese – Ndr. ), dando il suo assenso alle loro presunte disposizioni legislative, vale a dire: […] ad interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo; ad imporre su di noi tributi senza il nostro consenso […].

EGLI ha fomentato la rivolta al nostro interno ed ha tentato di far marciare contro gli abitanti delle nostre zone di frontiera gli spietati indiani selvaggi, il cui ben noto metodo di guerra consiste nel massacro indiscriminato della gente di ogni età, sesso e condizione. (Capoverso di Jefferson soppresso) 

EGLI ha intrapreso una guerra crudele contro la stessa natura umana, violando i suoi più sacri diritti alla vita e alla libertà nelle persone di una gente remota che mai gli aveva recato offesa, facendola catturare e trasportare in schiavitù in un altro emisfero o mandandola incontro ad una morte miserevole durante il suo trasporto colà […]. Deciso a conservare aperto un mercato in cui si vendono e si comprano uomini, egli ha prostituito il suo diritto di veto al fine di votare al fallimento ogni tentativo di proibire o limitare per via legislativa questo esecrando commercio. E acciocchè non mancasse a questo corteo di orrori nulla di infame.

EGLI sta ora incitando proprio quella gente a prendere le armi contro di noi […]”).

“NOI pertanto, rappresentanti degli Stati d’America, riuniti in Congresso generale, appellandoci al Supremo Giudice dell’universo quanto alla rettitudine delle nostre intenzioni, solennemente dichiariamo e proclamiamo, in nome e per autorità dei buoni popoli di queste Colonie, che queste Colonie Unite sono e devono di diritto essere Stati liberi ed indipendenti”.

“NOI investiti della grande responsabilità nel firmare questa Dichiarazione ci impegniamo con le nostre vite, le nostre fortune, e il nostro sacro onore”

Thomas Jefferson – 4 Luglio 1876